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A

Addio morettin ti lascio

(canto lombardo delle mondine)

Addio Morettin ti lascio
Finita la mondada
Tengo un altro amante a casa (bis)
Piu bellino assai di te

Più bellino e più carino
Più sincero nel far l’amore
Ci ho donato la vita e il cuore (bis)
E per sempre l’amerò

Tu credevi ch’io t amassi
Mentre invece t’ho ingannato
Caramelle tu m’hai pagato (bis)
Vino bianco abbiam bevu
Ti ho amato per quaranta giorni
Solo per passare un’ora
E adesso ch’è giunta l’ora (bis)
Ti lascio in libertà
La libertà l’è quella
Di non più lavorare
Casa vogliamo andare (bis)
In cima del vapor
Io partirò,col cuor sospirerò
Ma io per te (bis)
Morire no no no

Io partirò, col cuor sospirò.


Alla mattina

(canto delle mondine Piemonte)

Alla mattina, alle ore 5
La caporale ci viene a svegliar
Coraggio fiole che andiamo sul riso
E tutto il giorno ci fanno trottar

Alla mattina, alle ore 9
Una pagnotta ci viene a portar
Una pagnotta che è tanto tiranna
Perfino i denti ci fanno strappar

Alla mattina, una pagnotta
A mezzogiorno riso e faseui
E se ci danno 200 lire
Son guadagnate con sangue e sudor

40 giorni, 40 notti
riso e pagnotte abbiamo mangià
riso e pagnotte, pane di riso
acqua di fosso lor ci hanno dà.

Pane di riso, acqua di fosso
Sul pagliericcio a riposar
Lor ci hanno fatto tante promesse
A casa in bolletta ci fanno andar! (2 volte)

Alla mattina.


A mezzanotte in punto

(canto del Trentino)

A Mezzanotte in punto
ti aspetto alla fontana
saluto la mia mama
voglio venire con te.

Ed al chiaro, din don,
delle stelle, din don
tu mi parlavi d’amor
sei bella tra le belle
la delizia tu sei del mio cuor.

Voglio vestirmi da monaca
per ingannare gli amanti
ne ho ingannati tanti
voglio ingannare anche te.

Ed al chiaro, din don…

Non mi toccare le gambe
quando la mamma ci vede
ti farò un segno col piede
quando la mamma non c’è.

Ed al chiaro, din don…

A mezzanotte in punto
A mezzanotte in punto.


Amici miei

(spiritual)

Amici miei venite qui,
cantate insieme a me,
qualcuno c’è che da lassù
dal cielo sentirà.

Le stelle sopra le città
le accende tutte Lui,
ed il sole che ci scalderà
ce l’ha donato Lui.

Per ogni notte buia che
il cuore oscurerà,
amici miei poi ci sarà
un’alba chiara in più.

Amici miei venite qui,
cantate insieme a me,
qualcuno c’è che sta lassù
e non ci lascerà.


Astro del ciel

(canto di Natale)

Astro del ciel, Pargol divin,
mite agnello, redentor,
tu che i vati da lungi sognar,
tu che angeliche voci annunziar,
luce dona alle menti,
pace infondi nei cuor!

Dormi bambin, dormi Gesù,
su nel cielo cantano
ninna nanna gli angeli in cor,
al Bambino dai riccioli d’or,
luce dona alle menti,
pace infondi nei cuor!


B

Balla Marietta

(canto veneto. Beppi De Marzi)

Balla Marietta balla
che quando balli
tutti belli ballano là-bas.

Ballerài Marietta
ballerai sul tabià


Bandiera (la) dei tre colori

E la bandiera dei tre colori
È sempre stata la più bella!
Noi vogliamo sempre quella
Noi vogliam la libertà!
La Libertà! La Libertà!


Barbera e champagne

(Giorgio Gaber)

Barbera champagne stasera beviam
per colpa del mio amor, pa ra pa pa
per colpa del tuo amor, pa ra pa pa
ai nostri dolor insieme brindiam
col tuo bicchiere di barbera
col mio bicchiere di champagne.



Bergera (la)

(canto del Piemonte)

A l’umbrëta dël büssun
bela bërgera l’è ‘ndürmia. (2 volte)
J’e da lì passè
tre zoli Fransè,
j’án bin die: « Bela bërgera,
vui l’èvi la frev! » (2 volte)

Ma se vui l’èvì la frev,
faruma fè na cuvertüra: (2 volte)
cun ël me mantel
ch’a l’è cusì bel.
Faruma fè na cuvertüra,
passerà la frev. (2 volte)

E la bela l’a rispundu
gentil galant fé voster viagi
e lassemi sté cun el mé bergé
che al suon de la sua viola
mi farà dansé (2 volte)

Bel bërgè, sentì lolì,
l’è sautà for da’nt la baraca, (2 volte)
cun la viola ‘n man
s’à l’è bütà sunè.
A l’àn pià bela bërgera,
l’àn fàla dansè. (2 volte)


C

Canto la tua gloria

Canto la tua gloria
Dio della vita,
cantano i secoli per te.

Canto la tua gloria
Dio dell’amore,
Signore della verità.

Mai cesserò di cantare per te
e canterò la tua bontà
la tua pazienza di padre che vede e comprende
e la tua forza che ci sostiene.


Chitarra romana

Sotto un manto di stelle Roma bella mi appare
solitario il mio cuor disilluso d’amor
va nell’ombra a cantar
una muta fontana, un balcone lassù
O chitarra romana, accompagnami tu.

Rit. Suona suona mia chitarra
lascia piangere il mio cuore
senza casa e senza amore
mi rimani solo tu.
Se la voce è un po’ velata
accompagnami in sordina
la mia bella Fornarina
al balcone non c’è più.

Lungotevere dorme mentre il fiume cammina
io lo seguo perché, mi trascina con sé
e travolge il mio cuor;
vedo un’ombra lontana e una stella lassù
O chitarra romana, accompagnami tu.
Rit. Suona suona mia chitarra…


E

Era nato poveretto

Era nato poveretto
senza casa e senza tetto.
Ha venduto i suoi calzoni
per un piatto di maccheroni.
 
la la la la la la….

Era nato in quel di Napoli.
Lo tenente era di Sassari
e ha venduto i suoi scarponi
per un piatto di maccheroni.
 
la la la la la la…
 
Un gran piatto d’insalata,
quattro uova e una frittata,
e sessantasei vagoni
tutti pieni di maccheroni.

la la la la la la…

Se vuoi vincere la guerra
sia per mare sia per terra
fa in maniera che i cannoni
siano pieni di maccheroni.
 
la la la la la la…


F

Formicuzza (la) e il grillo

(filastrocca)

C’era un grillo in un canto di lino
La formicuzza ne chiese un filarino.
Disse il grillo che cosa ne vuoi fare
Calze e camicie mi voglio maritare

LARICIUNFARALILLALLERO
LARICIUNFARALILLALLERA (Bis)

Disse il grillo lo sposo sarò io
Rispose la formica sono contenta anch’io.
Venne fissato il pranzo delle nozze
4 patate e 3 castagne cotte.

Entraron in chiesa par darsi l’anello
Cadde il grillo si ruppe il cervello.
La formicuzza per il grande dolore
Prese una zampina e se la mise in cuore.

Suonan le 8 di là dal mare
Si sente dire che il grillo stava male.
Suonan le 9 di là dal porto
Si sente dire che il grillo era morto.

Suonan le 10 di là dal prato
Si sente dire che il grillo è sotterrato.
Suonan le 11 di là dal Monviso
Si sente dire che il grillo è in Paradiso.

È mezzanotte di là dal Montenero
Si sente dire che il fatto non è vero.
La formicuzza dal grande piacere
Scese in cantina a bere un buon bicchiere.


Fra martino

Fra Martino, campanaro,
dormi tu, dormi tu?

Suona le campane,
Suona le campane.

Din don dan, Din don dan.


I

Ignoranti, senza scuole

(canto delle mondine)

Ignoranti, senza scuole,
Calpestate dal padron,
Noi eravam la plebe della terra
In risaia come in una prigion.
Ci dicevano questa vita
La dovrete sempre far
I padroni ci son sempre stati
E per sempre ci dovran restar.
Ma un bel giorno abbiam risposto
Siete i servi dei padron
Se lottiamo avremo più giustizia,
Nella pace la gloria del lavor.
Ma i nemici hanno armi
Di menzogna e corruzion
Hanno i giornali il cinema e la radio
Che difendono i profitti dei padron.
Ma ”noi donne” è un gran faro
Che c’illumina il cammin
Per noi donne è arma di progresso
E’ la voce di tutte noi mondin.


L

La vien giù dalle montagne

(canto popolare, Trentino)

La vien giù dalle montagne,
l’è vestita alla francese,
da un bel giovane cortese
gli fu chiesto far l’amor.

“La ringrazio, giovanotto,
la ringrazio del buon cuore,
appartengo a un altro amore
che mi ama e mi vuol ben”.

“Vatten via, sciagurata,
vatten via sulle montagne,
a raccoglier le castagne
con gli agnelli a pascolar”.

Io non sono montanara
e nemmeno cittadina
sono nata sulla spiaggia
e son figlia del bel mar.

Mio padre era il bel sole
E mia madre era la luna
le sorelle son le stelle
che risplendono nel ciel.

“Sono nata in mezzo ai fiori,
in mezzo ai fiori di vermiglio
sono pura come un giglio,
come un giglio voi morir”.


M

Minatori non partite

(anonimo, canto dell’emigrazione)

Minatori non partite
non andate via di qua,
non lasciate qui la mamma
e i vostri piccoli tesor.
Per il beco di un quattrino
ho lasciato il casolar,
tu non scrivi e più non torni
e mai per sempre tornerai..

Ritorna presto, amor
dalla miniera
un forte abbraccio ancor
dal tuo piccino che piange per te..

Minatori non partite
non andate via di qua,
non lasciate qui la mamma
e i vostri piccoli tesor.
Il piccino si è ammalato
chiama sempre il suo papà
che non scrive e più non torna
e mai per sempre tornerà..

Ritorna presto amor
dalla miniera
un forte abbraccio ancor
dal tuo piccino che piange per te…


Miniera

(Cherubini, Bixio, 1927)

Allor che in ogni bettola messicana
danzano tutti al suono dell’avaiana
vien da lontano un canto così accorato
è un minatore bruno laggiù emigrato
la sua canzone sembra di un esiliato.

Cielo di stelle, cielo color del mare
tu sei lo stesso cielo del mio casolare
portami in sogno verso la patria mia
portale un cuor che muor di nostalgia.

Nella miniera è tutto un baglior di fiamme
piangono bimbi, spose, sorelle e mamme
ma a un tratto il minatore dal volto bruno
dice agli accorsi: se titubante è ognuno
io solo andrò laggiù che non ho nessuno.

E nella notte un grido solleva i cuori
mamme son salvi, tornano i minatori
manca soltanto quello dal volto bruno
ma per salvare lui non c’è nessuno.

Cielo di stelle, cielo color del mare…

E nella notte un grido solleva i cuori
mamme son salvi, tornano i minatori
manca soltanto quello dal volto bruno
ma per salvare lui non c’è nessuno.


O 

O Angiolina, bela Angiolina

(Arm. L. Pigarelli) (Canto tradizionale degli Alpini)

O Angiolina, bela Angiolina,
innamorato io son di te,
innamorato dall’altra sera
quando venni a balar con te.

E la s’è messa la veste rossa
e le scarpette con le rosé
e le scarpette con le rosette,
fatte apposta per ben ballar.

O Angiolina, bela Angiolina…


P

Pinguino (il) innamorato

Guarda, guarda, guarda
il bel pinguino innamorato,
col colletto duro
e con il petto inamidato,
va passeggiando sopra il pac,
con un’aria molto chic,
dondolando mollemente il frac.

Sotto al chiar di luna
va a cantar la serenata,
dove fa la nanna
la pinguina innamorata
“oh bella figlia dell’amor,
schiavo son dei vezzi tuoi,
io son tutto tuo se tu mi vuoi” !
Ma il papà della pinguina,
esce con la scopa in mano,
“lascia star la mia bambina,
via di qua o marran”!

Quatto, quatto, quatto
il bel pinguino innamorato,
con il cuor trafitto
s’allontana disperato
poi, nella notte s’ode un tic,
sopra il pac che ha fatto crac,
s’é sparato il bel pinguino in frac.


S

Scariolanti (gli)

(canto della Romagna, 1880)

A mezzanotte in punto
si sente un gran rumor
sono gli scariolanti lerì lerà
che vanno a lavorar

Volta rivolta
e torna a rivoltar
noi siam gli scariolanti lerì lerà
che vanno a lavorar

A mezzanotte in punto
si sente una tromba suonar
sono gli scariolanti lerì lerà
che vanno a lavorar.

Volta, rivolta…

Gli scariolanti belli
son tutti ingannator
vanno a ingannar la bionda lerì lerà
per un bacin d’amor.

Volta, rivolta…


Se chanto, que chante

Se chanto, que chante
Debante ma fenestro
ia un auselou
touto la noué chanto
chanto sa chansoun

Se chanto que chante
chanto pas per you
chanto per ma mio
qu’es da luenh de you

Aquelos mountagnos
que tan hautos soun
m’empachoun de veire
mes amours oun soun.

Se chanto, que chante…..

Baisà-vous mountagnos
Planos lévas-vous
Perqué posqué veire
mes amours oun soun.

Se chanto, que chante…


Sento il fischio del vapore

Sento il fischio del vapore l’è il mio amore che ‘l va via (2 volte)

e l’è partito per l’Albania, e chissà quando ritornerà! (2 volte)

Ritornerà sta primavera con la spada insanguinata, (2 volte)
ma se mi trova già maritata, ohi che pena, ohi che dolor! (2 volte)

Ohi che pena, ohi che dolor, che brutta bestia è mai l’amore, (2 volte)
Starò piuttosto senza mangiare, ma l’amore lo voglio far. (2 volte)

Lo voglio far mattina e sera finché vien la primavera (2 volte)
la primavera l’è ritornata ma il mio bene non torna più. (2 volte)

Mi han rinchiuso in un convento e m’ha tagliato i miei capelli (2 volte)
ed eran biondi e ricci e belli, m’han tagliato le mie beltà. (2 volte)


Signore delle cime

(Beppi De Marzi, 1958)

Dio del Cielo, Signore delle Cime
un nostro amico hai chiesto alla montagna
ma ti preghiamo,
ma ti preghiamo,
su nel Paradiso,
su nel Paradiso,
lascialo andare
per le tue montagne

Santa Maria, Signora della Neve,
copri col bianco tuo soffice mantello,
il nostro amico,
nostro fratello,
su nel Paradiso,
su nel Paradiso,
lascialo andare
per le tue montagne


Son la mondina

Son la mondina son la sfruttata
Son la proletaria che giammai tremò:
Mi hanno uccisa e incatenata
Carcere e violenza nulla mi fermò.

Coi nostri corpi sulle rotaie
Noi abbiam fermato il nostro sfruttator;
C’è tanto fango nelle risaie,
Ma non porta macchia il simbol del lavor.

E lotteremo per il lavoro,
Per la pace, il pane e per la libertà;
E costruiremo un mondo nuovo
Di giustizia e di vera civiltà.

Questa bandiera gloriosa e bella
Noi l’abbiam raccolta e la portiam più in su,
Dal Vercellese a Molinella,
Alla testa della nostra gioventù.

Ed ai padroni farem la guerra
Tutti uniti insieme noi la vincerem;
Non più sfruttati sulla terra
Ma più forti dei cannoni noi sarem.


Stellette (le)

(canto degli Alpini)

E le stellette che noi portiamo
son disciplina, son disciplina
e le stellette che noi portiamo
son disciplina di noi soldà.
E tu biondina capricciosa
garibaldina trullaillà
tu sei la stella, tu sei la stella
e tu biondina capricciosa
garibaldina trullaillà,
tu sei la stella di noi soldà.
E la gavetta che noi portiamo
è la cucina, è la cucina
e la gavetta che noi portiamo
è la cucina di noi soldà.
E tu biondina…
E la borraccia che noi portiamo
è la cantina, è la cantina
e la borraccia che noi portiamo
è la cantina di noi soldà.
E tu biondina…
Ed il cappello che noi portiamo
sì è l’ombrello, sì è l’ombrello
ed il cappello che noi portiamo
sì è l’ombrello di noi soldà.


Sul volo chiaro

(Marco Maiero)

Ritorna ancora la voce del silenzio,
ritorna ancora, quando accenna giorno,
sul volo chiaro che porta via le stelle
e muove il primo vento, e muove il primo vento.
Ritorna ancora.

Ritorna ancora la voce del silenzio,
ritorna ancora, con la prima neve;
sui rami accesi di luce novembrina
che bacia appena il Bosco, che bacia appena il Bosco.
Ritorna ancora.

Ritorna ancora la voce della pace,
dai brividi segreti di un coro di montagne,
Ritorna ancora la voce della pace
dai prati delle storie
che sanno quando è il tempo degli amori.
che sanno quando è il tempo degli amori, il tempo degli amori.


T

Tabachina (la)

(canto piemontese)

Tabachina porta pa ’l capel sensa ch’a l’abbia,
Sensa ch’a l’abbia,
Tabachina porta pa ’l capel sensa ch’a l’abbia,
Sensa ch’a l’abbia un bel bindel.
Ma ’l bindel a l’è na ròba fina
J’è la tabachina, j’è la tabachina
Ma ’l bindel a l’è na ròba fina
J’è la tabachina da contentè.

O mi povr om come i l’hai da fè
J’è la tabachina, j’è la tabachina
O mi povr om come i l’hai da fè
J’è la tabachina da contentè

Tabachina porta paij causet
Senza ch’a l’abbia, sensa ch’a l’abbia
Tabachina porta paij causet
Sensa ch’a l’abbia un bel piset.
Ma ’l piset a l’è na roba fina
Jè la tabachina, j’è la tabachina
Ma ’l piset a l’è na roba fina
J’è la tabachina da contentè.

O povr om come i l’hai da fè
J’è la tabachina, j’è la tabachina
O mi povr om come i l’hai da fè
J’è la tabachina da contentè

Tabachina porta paij scarpet
Sensa ch’a l’abbia, sensa ch’a l’abbia,
Tabachina porta paij scarpet
Sensa ch’a l’abbia un bel tachet.
Ma ’l tachet a l’è na roba fina
J’è la tabachina, j’è la tabachina
Ma’l tachet a l’è na roba fina
J’è la tabachina da contentè.

O mi povr om come i l’hai da fè
J’è la tabachina, j’è la tabachina
O mi povr om come i l’hai da fè
J’è la tabachina da contentè


Testamento (il) del capitano

(canto degli Alpini)

Il Capitan della compagnia
e l’è ferito e sta per morir..!
E manda a dire ai suoi Alpini
perché lo vengano a ritrovar.

I suoi Alpini ghe manda a dire
che non han scarpe per camminar…
« O con le scarpe o senza scarpe
i miei Alpini li voglio qua …

 » Cosa comanda, sior Capitano
che noi adesso semo arrivà … »
E io comando che il mio corpo
in cinque pezzi sia taglià:

il primo pezzo alla mia Patria
secondo pezzo al Battaglion
Il terzo pezzo alla mia mamma
che si ricordi del suo figliol !

Il quarto pezzo alla mia bella
che si ricordi del suo primo amor!
L’ultimo pezzo alle montagne (2 volte)
che lo fioriscano di rose e fior…!


Tragico (il) affondamento del Sirio

(canto degli emigranti)

E da Genova il Sirio partivano
per l’America varcare, varcare il confin
e da bordo cantar si sentivano
tutti allegri del suo, del suo destin.

Urtò il Sirio un orribile scoglio,
di tanta gente la misera fin:
padri e madri bracciava i suoi figli
che si sparivano tra le onde,
le onde del mar.

E fra loro un vescovo c’era
dando a tutti la sua benedizion.
(2 o 3 volte)
e fra loro larì
un vescovo c’era larà
dando a tutti larì
la sua benedizion.


Tu scendi dalle stelle

(canto di Natale)

Tu scendi dalle stelle, o re del cielo,
e vieni in una grotta al freddo al gelo (2 volte)

O bambino mio divino,
io ti vedo qui a tremar,
O Dio beato !
Ah quanto ti costò l’avermi amato ! (2 volte)

A te che sei del mondo, il Creatore,
mancano panni e fuoco, oh mio Signore (2 volte)
Caro eletto pargoletto, quanto questa povertà più m’innamora,
giacché per nostro amor, tu soffri ancora ! (2 volte)
Al suon di pastorale, o mio bambino,
con gli angeli riposi a te vicino (2 volte)

Nella notte fredda e scura,
ci inchiniamo per pregar,
O buon Signore, e salutiamo in te il Redentore ! (2 volte + piano)


V


Vecchio scarpone

(Gino Latilla, 1953)

PA…PA
PA…PA

Vecchio scarpone quanto tempo è passato
Quante illusioni fai rivivire tu
Quante canzoni sul tuo passo cantato,
Che….non scordo piú.

Sopra le dune del deserto infinito,
Lungo le sponde accarezzate dal mar,
Per giorni e notti insieme a te ho camminato
senza riposar.

Lassù tra le bianche cime di nevi eterne
inmacolate al sol.
Cogliemmo le stelle alpine
Per farle dono ad un lontano amor!!

Vecchio scarpone come un tempo lontano,
In mezzo al fango con la pioggia o col sol,
Forse sapresti se volesse il destino,
Cammirare ancor.

FINALE
Vecchio scarpone
Fai riveve tu,
La mia gioventú…


La Veneranda

Di nome la chiamavan Veneranda, o Veneranda,
i giovanotti le facean la ronda, o Veneranda.
Babbo non vuole, mamma nemmeno, come faremo a fare l’amor;
babbo non vuole, mamma nemmeno, come faremo a fare l’amor;
come faremo a fare l’amor.
O ragazzina dai capelli biondi, o Veneranda,
perché quando ti chiamo non rispondi, o Veneranda.
Babbo non vuole, mamma nemmeno, come faremo a fare l’amor;
babbo non vuole, mamma nemmeno, come faremo a fare l’amor;
come faremo a fare l’amor.
Mi guardi e ti diranno gli occhi miei, o Veneranda,
che la speranza e l’amor mio tu sei, o Veneranda.
Babbo non vuole, mamma nemmeno, come faremo a fare l’amor;
babbo non vuole, mamma nemmeno, come faremo a fare l’amor;
come faremo a fare l’amor.